CLONATA PROTEINA COLORA-FIORI, ARRIVA LA ROSA BLU

9 11 2008

JAPAN DNA FLOWERS

Diventa possibile ottenere fiori geneticamente modificati in modo da avere i petali blu ed è già scattata la corsa per brevettare la prima pianta di rose di questo colore. E’ stata clonata infatti la proteina che colora i fiori.

Un gruppo dell’università olandese Vrije di Amasterdam, coordinato dall’italiana Francesca Quattrocchio, è riuscito a localizzare il gene che produce questa proteina nell’epidermide dei petali. La ricerca, pubblicata nell’ultimo numero della rivista Nature Cell Biology e condotta in collaborazione con le università italiane di Lecce e Perugia, dimostra che è possibile manipolare il gene che produce la proteina chiamata PH5: applicata sulle petunie, la manipolazione del gene ha modificato il colore dei petali da rossastro a blu. “La cosa importante – spiega Quattrocchio – è controllare il livello di acidità nei vacuoli”.

Come accade in una cartina di tornasole, se l’ambiente nei vacuoli è acido, i petali sono rosa o rossi; se invece il livello di acidità è basso i petali diventano blu. La proteina che permette di controllare questo meccanismo si chiama PH5 e funziona come una pompa, producendo un ambiente acido nei vacuoli. Mutare il gene che la produce significa poter ridurre, oppure aumentare, il livello di acidità. Se quindi il funzionamento della PH5 viene spinto al massimo, si otterranno fiori di un rosso acceso; se invece viene rallentato, il rosso di spegne per lasciare emergere il blu.

La ricercatrice che ha scoperto come manipolare geneticamente i fiori per farli diventare blu, Francesca Quattrocchio, ha lasciato l’Italia da circa venti anni per lavorare in Olanda. La nostalgia del suo Paese c’é, “ma so che non tornerò prima della pensione”.

“Intanto – prosegue – non ho mai smesso di avere collaborazioni con l’Italia, come nel caso della ricerca pubblicata oggi”. Ma certamente considera improponibile tornare a lavorare in Italia in un momento come questo, “quando i tagli ai fondi delle università rischiano di compromettere seriamente l’attività di ricerca. E’ una situazione drammatica, che sto seguendo con il cuore in gola”.

Fonte: sprintonline


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